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James Cone, la croce e il memoriale

Negli Stati Uniti è stato inaugurato il primo memoriale dedicato alle oltre 4.000 vittime di linciaggio. Due giorni dopo è morto James Cone, autore di “The Cross and the Lynching Tree” (“La croce e l’albero del linciaggio”)

in  cristianesimo , America , diritti umani

James Cone, la croce e il memoriale

(Jemar Tisby) La coincidenza tra l’apertura del Memoriale nazionale per la pace e la giustizia a Montgomery, Alabama, e la scomparsa di James Cone, una vera e propria leggenda della teologia protestante statunitense, autore di "La croce e l'albero del linciaggio", suscita riflessioni sulle implicazioni spirituali del razzismo americano. In che modo la croce e l’albero del linciaggio rappresentano al contempo ingiustizia e redenzione? Come affrontare le oscure verità del passato per creare un futuro più luminoso per tutti?

Il memoriale del linciaggio
Al memoriale contro i linciaggi, colonne di ferro arrugginito pendono sospese dal soffitto. Ogni colonna, per un totale di 800, rappresenta una contea in cui ha avuto luogo un linciaggio. Molte riportano più nomi, con il numero di esseri umani uccisi per il colore della loro pelle che si accumula fino a creare il peso schiacciante di una storia innegabile eppure nascosta.
Chi visita il memoriale contro i  linciaggi apprende che i terroristi razziali concepirono il linciaggio come pubblico spettacolo per intimidire le persone di colore.

James Cone, la croce e il memoriale

“Il terrorismo razziale era caratterizzato da violenza estrema: le vittime venivano torturate per ore prima che i loro corpi brutalizzati venissero esposti alla vista di tutti per traumatizzare altre persone di colore”, si legge in un pannello. Vi viene poi spiegato che spesso membri della folla si facevano fotografare in posa accanto ai cadaveri mutilati delle loro vittime. Queste orribili esibizioni fungevano da “strumento primario per imporre la gerarchia razziale” in America.

James Cone, la croce e il memoriale

Il memoriale ricorda ai visitatori che le vittime dei linciaggi erano persone vere e non semplicemente anonime figure della storia. Le loro sono storie strazianti, come quella di Luther Holbert, costretto a guardare mentre una folla di bianchi bruciava sua moglie, ancora viva prima che lo uccidessero. Altri linciarono Elizabeth Lawrence per aver detto ad alcuni bambini bianchi di non tirare pietre ai bambini neri. Linciatori uccisero Mary Turner, incinta di otto mesi, per aver protestato contro il linciaggio del proprio marito, Hazel Turner. Le morti voyeuristiche e violente di questi individui e di migliaia di altri rappresentano l’atroce apoteosi del razzismo americano.
La terrorizzazione sistematica delle persone di colore creò in passato un dolore indescrivibile e ha contribuito al trauma generazionale del razzismo oggi. In questo contesto di implacabile sofferenza le persone di colore hanno cercato risposte nella religione.

James Cone, la croce e il memoriale

Spesso, tuttavia, non vi hanno trovato conforto, bensì afflizione. Il cristianesimo praticato da razzisti bianchi e segregazionisti scendeva semplicemente a compromessi con lo status quo. Ma James Cone rifiutò di riconoscere una qualsivoglia autenticità a una religione che affermava di essere cristiana ma non si votava alla liberazione della popolazione nera dalla supremazia bianca. Cone scrisse “The Cross and the Lynching Tree” (“La croce e l’albero del linciaggio”) come risposta teologica alle uccisioni sommarie di persone di colore dovute al razzismo.

James Cone

James Cone, la croce e il memoriale

Teologia della liberazione
Tra i padri della teologia della liberazione nera, Cone contribuì ad aprire un filone che si occupava del razzismo al centro di una gran parte del cristianesimo americano. Il suo viaggio nella teologia nera iniziò con le tensioni sociali della metà degli anni Sessanta. Malcolm X, in particolare, ebbe su di lui un effetto decisivo. Più ascoltava il più noto profeta della Nation of Islam, più era disturbato dalla forma eurocentrica di cristianesimo che lui e altri neri praticavano.
“Per me la questione teologica scottante era come conciliare cristianesimo e Black Power, l’idea di nonoviolenza di Martin Luther King Jr. e la filosofia di Malcolm X: ‘Con ogni mezzo necessario’”, si interrogava nel libro “Black Theology & Black Power” (“Teologia nera e Black Power”), pubblicato nel 1969. Il libro di Cone fu il suo primo tentativo pubblico di rispondere a quelle domande.

Martin Luther King e Malcolm X

James Cone, la croce e il memoriale

Decenni dopo, nel 2011, Cone scrisse “The Cross and the Lynching Tree” (“La croce e l’albero del linciaggio”), che divenne rapidamente una delle sue opere fondamentali. Nel libro traccia paralleli fra la crocifissione di Cristo e la persecuzione della popolazione nera in America. Per Cone l’albero del linciaggio è una rappresentazione visiva e storica della tirannia razzista bianca. Giustapposto alla croce di Gesù Cristo il linciaggio diventa una sorta di crocifissione per la gente di colore.
Così come i leader politici e religiosi del tempo innalzarono Gesù su una croce per eliminare la minaccia che egli costituiva per una egemonia oppressiva, i suprematisti bianchi innalzarono persone di colore in brutali linciaggi volti a preservare la gerarchia razziale.

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“Tanto Gesù quanto i neri erano ‘strani frutti’”, spiega Cone. “Teologicamente parlando Gesù fu la prima vittima di linciaggio, che prefigurava tutti i corpi neri linciati sul suolo americano”.
Cone mostra che le persone di colore potevano comprendere le sofferenze di Cristo ricordando i propri tormenti connessi all’albero del linciaggio. Allo stesso tempo, la croce offriva conforto, perché le persone di colore potevano sapere con certezza che nella vita e nella morte Cristo si identificò con gli oppressi. “La croce mi ha aiutato ad affrontare la brutale eredità dell’albero del linciaggio e l’albero del linciaggio mi ha aiutato a comprendere il tragico significato della croce”, scrive Cone. Tuttavia Gesù non rimase sulla croce. La risurrezione rappresenta la speranza che nasce dalla disperazione e la vita che affiora dalla morte.

James Cone, la croce e il memoriale

Solidarietà con gli oppressi
È la croce che punta nella direzione della speranza, la fiducia che c’è una dimensione della vita fuori della portata dell’oppressore”, scrive Cone. È alla croce - come trionfo della libertà sul linciaggio - che la gente di colore deve aggrapparsi per dare un senso alla propria difficile condizione in America.
Sia la croce sia il memoriale del linciaggio invitano le persone a solidarizzare con gli oppressi. Entrambi sono segni di letale ingiustizia, ma entrambi esemplificano anche la possibilità del cambiamento e della crescita. Veicolano il messaggio che la speranza non è destinata a un lontano domani; i cristiani hanno la responsabilità di agire oggi. Cone credeva nella potenza della croce: “Ho visto con miei stessi occhi come quel simbolo ha messo in grado le persone di colore di alzarsi in piedi e diventare agenti del cambiamento per la propria libertà”.
James Cone ha deposto la propria croce per accogliere l’eterno riposo. Il memoriale contro i linciaggi a Montgomery sfida una nuova generazione a prendere oggi su di sé la croce della giustizia e proseguire la lotta per l’emancipazione dei neri. (RNS)