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La Svizzera democrazia modello?

Nominata più volte negli ultimi anni "Paese più felice del mondo", come se la cava la Svizzera? E davvero è un Paese dove i rapporti sociali sono più sereni?

in  società , politica

La Svizzera democrazia modello?

(Camille Andres) Gli svizzeri, campioni del mondo di felicità. A dirlo è una classifica newyorkese, realizzata da una "rete di soluzioni per uno sviluppo sostenibile". Il basso tasso di disoccupazione, invidiabili indici sanitari e i buoni risultati economici spiegano la posizione della Svizzera nella classifica. Ma vengono considerati anche altri aspetti, come la percezione della libertà nelle proprie scelte di vita o la fiducia nelle istituzioni politiche.

La ricetta elvetica
Il sistema di democrazia diretta permette ai cittadini di prendere parte a un gran numero di decisioni pubbliche. Poter partecipare in questo modo rende gli individui più felici? Isabelle Stadelmann-Steffen, docente di scienze politiche all’Istituto di studi politici di Berna, si occupa della questione da diversi anni. “Gli studi mostrano che non è la democrazia diretta con i suoi effetti che rende gli individui felici sul piano personale”. Per contro i suoi lavori sottolineano la soddisfazione globale che deriva da un sistema politico ritenuto efficace: “Si trovano tassi di soddisfazione più elevati là dove la democrazia diretta è praticata più spesso, in particolare nella Svizzera tedesca”.

Bastano poche decine di migliaia di firme per avviare dibattiti e decisioni

Pochi conflitti sociali
Vivere in un sistema poco corrotto, dove è possibile esprimere regolarmente la propria opinione, tanto a livello nazionale quanto a livello locale e dove tutti i punti di vista hanno la possibilità di essere ascoltati, è fonte di soddisfazione e persino di grande orgoglio.
La Confederazione elvetica è dunque al riparo da ondate di scioperi, sommosse o manifestazioni come si registrano altrove? “C’è sempre un effetto del sistema politico e della sua organizzazione sulla conflittualità in una società”, commenta Sandro Cattacin, professore di sociologia all’università di Ginevra. Come altri suoi colleghi, constata che la possibilità per i cittadini di esprimere regolarmente la loro opinione mediante referendum o iniziative “offre una maggiore possibilità di partecipare e di bloccare decisioni reputate inopportune”. A volte ciò porta a decisioni che limitano le disparità sociali, come l’iniziativa Minder, che dal 2013 modera le retribuzioni dei manager. Il risultato? Pochi conflitti sociali. “Una grande manifestazione, in Svizzera, conta tra le 500 e le 600 persone. Bastano poche decine di migliaia di firme per avviare dibattiti e decisioni. In altri Paesi, anche vicini, per sortire un effetto sullo spazio pubblico di pari efficacia bisogna spaccare vetrine  e contare decine di migliaia di persone sulla strada”, prosegue Sandro Cattacin.

Presente e futuro delle chiese svizzere (Segni dei Tempi RSI La1)

L'arte del compromesso
La democrazia alla svizzera implica parlare spesso e collettivamente delle cose che fanno arrabbiare: pensioni, immigrazione, diritti di successione. Un numero elevato di consultazioni - quattro all’anno, ognuna concernente più questioni - richiede un panorama mediatico molto vivo, con una stampa dinamica e dibattiti a volte molto tecnici.
D’altronde questo sistema rende il consenso indispensabile. Prima dell’adozione di una legge da parte del Parlamento sono necessari diversi mesi di consultazioni con gli ambienti economici, i cantoni e le parti sociali. “Ciò che conta è la ricerca di soluzioni, non la discussione ideologica”, sintetizza Gilbert Casasus, professore di studi europei all’università di Friburgo. Questo per evitare che il testo finale sia contestato dal popolo. L’abitudine di discutere e di ascoltare tutti i punti di vista fa parte del DNA della società svizzera.

Vitalità associativa
Certo, si potrebbe obiettare che questo quadro apparentemente ideale è macchiato da un'affluenza alle urne piuttosto bassa. Ma l’affluenza bassa non è, fanno notare diversi ricercatori, segno di disinteresse per la cosa pubblica, ma di una selezione mirata dei temi: il cittadino va a votare quando si sente direttamente interessato all’argomento. In ultima analisi il sistema politico produce individui più attivi e coinvolti. “I cittadini sono più impegnati nella società civile, le reti sociali sono molto fitte”, spiega Alexandra Feddersen, ricercatrice presso il dipartimento di scienze politiche e relazioni internazionali della facoltà di scienze sociali dell’università di Ginevra.

Un sistema ideale? Certamente ha qualche limite

Tutto il peso della terra (Segni dei Tempi RSI La1)

Limiti del modello elvetico
In primo luogo la democrazia diretta non è sempre al servizio delle cause più progressiste. L’iniziativa contro la costruzione dei minareti (2010) o quella contro l’immigrazione di massa (2014) sono esempi lampanti al riguardo. “Le ricerche hanno studiato l’impatto della democrazia diretta sui diritti fondamentali delle minoranze e mostrano ancora una forte discriminazione”, sottolinea Alexandra Feddersen.
In secondo luogo, non tutti hanno davvero la parola. Alcune minoranze hanno poche occasioni di esprimersi. In Svizzera il 22% della popolazione è di nazionalità straniera. “E questi ultimi non hanno voce in capitolo in occasione delle votazioni federali”, sottolinea la ricercatrice. Le donne, i cui salari sono ancora di gran lunga inferiori a quelli degli uomini, hanno ottenuto il diritto di voto a livello federale soltanto nel 1971 e a livello locale hanno dovuto attendere in certi casi fino all’inizio degli anni Novanta.
Inoltre le votazioni possono talvolta bloccare tutto il sistema istituzionale a causa della mancanza di un controllo preventivo di conformità con i trattati internazionali.
Altro punto debole: l’assenza di trasparenza nel finanziamento dei partiti politici, che fa correre il rischio che “l’economia prevalga sulla politica”, come sottolinea Gilbert Casasus.

Partecipazione alla vita sociale
Resta il fatto che tutti riconoscono un punto di forza al sistema politico svizzero: la sua capacità unica di coinvolgere i cittadini a più livelli, soprattutto a livello locale. “In Europa è dimostrato che l’affiliazione ad associazioni può accrescere il senso di attaccamento e di integrazione, in particolare tra i migranti”, nota Alexandra Feddersen. “In Francia e altrove si parla spesso di soluzioni nazionali e globali. Tuttavia notiamo che il senso di attaccamento è molto pronunciato a livello locale”. La strada da seguire per alleviare le tensioni “sarebbe forse la ricerca di soluzioni pragmatiche, a livello locale, facendo attenzione a non introdurre troppe disparità di trattamento”. (da Réforme; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)