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Il desiderio di una sobrietà felice

Il filosofo Frédéric Lenoir espone la sua diagnosi sullo stato del mondo e chiarisce il proprio percorso spirituale

in  intervista , religioni

Il desiderio di una sobrietà felice

(Sarah Scholl) Studioso, conferenziere e autore di successo, Frédéric Lenoir, già direttore di "Le Monde des religions",  da due decenni condivide le sue ricerche filosofiche e spirituali con i suoi lettori e ascoltatori.
Il percorso dello studioso ed esperto di religioni è emblematico di quello delle numerose persone che oggi si costruiscono una spiritualità personale “à la carte”, radicata nel cristianesimo. Il filosofo attinge elementi da tutto il mondo per puntellare la sua saggezza e alimentare la sua ricerca di una pratica religiosa viva.
Nell'intervista, Frédéric Lenoir propone una riflessione globale sulle crisi attuali e prende posizione contro il profitto e la logica quantitativa o mercantile. Il saggista propone di combattere l’”individualismo utilitarista contemporaneo” ponendo l’accento sui grandi valori “universali” e mediante un rinnovamento spirituale.

In uno dei suoi ultimi libri - “La guérison du monde” (Editions Fayard) -, lei parla di un “mondo malato”. Ci spieghi la sua diagnosi!
Oggi ci si concentra sulla crisi economica, ma la crisi è molto più globale, in quanto sistemica: ambiente, agricoltura, sanità, politica, psichismo... Il punto in comune di tutte queste crisi è che sono la conseguenza, a mio avviso, dell’ideologia consumistica che domina da quarant'anni e che è estremamente distruttiva per il pianeta e per le società. Voler massimizzare il profitto implica non soltanto l’impoverimento della maggioranza, ma anche la messa in competizione di tutti contro tutti, invece di costruire dinamiche di solidarietà.

Fréderic Lenoir

Il desiderio di una sobrietà felice

Quali sono le sue prospettive, le sue soluzioni, per la “guarigione del mondo”?
Passare dalla ricerca della quantità alla ricerca della qualità. Dal “sempre di più” al “maggior benessere”: andare verso una “sobrietà felice”! Ciò concerne l’umanità intera. Nel mio libro [“La guérison du monde”, ndr.] ho raccolto esempi di scelte qualitative operate da individui di tutto il mondo. Ho esposto soluzioni alternative, per esempio gli scambi locali senza moneta che permettono di attutire gli shock economici e creano nuove solidarietà. Lo scopo è, per ognuno, di porre la qualità di vita e la qualità della relazione al centro di tutto.

Il suo progetto ha una dimensione collettiva o passa per una somma di conversioni individuali?
Per una somma di conversioni individuali! Si deve, per esempio, vivere la propria ecologia nel quotidiano, prima di militare in un partito. Ma queste conversioni vanno di pari passo con un impegno militante. La società si muoverà soltanto grazie a dei rapporti di forza. Più ci saranno pressioni, movimenti di boicottaggio, reti internazionali, maggiori saranno le possibilità che le cose cambino. Occorre unire i punti di vista, le persone non si devono più sentire sole a pensare quello che pensano. Per il momento siamo una minoranza in occidente, ma nel 18. secolo anche i filosofi dell’Illuminismo erano una esigua minoranza latrice di futuro...

Susanna Tamaro, il cuore e la saggezza (Segni dei Tempi RSI La1)

Qual è il rapporto tra questo approccio e la questione religiosa?
Questo movimento civile in costruzione, che riunisce credenti e non credenti, implica un certo sguardo spirituale... In questa prospettiva l’Uomo non è soltanto un insieme di geni e di neuroni, ma ha una dimensione interiore. La mia prospettiva si basa su verità profonde e grandi valori universali: verità, giustizia, rispetto, libertà, amore, bellezza...

In mezzo a questa crisi percepisce una crisi del religioso?
Sì, certamente. La modernità si accompagna a una grave crisi delle religioni. Da una parte l’emancipazione degli individui ha fatto scoppiare i modelli collettivi sui quali poggiava la religione. Con lo sviluppo dello spirito critico i fondamenti, come la Bibbia, sono stati rimessi in discussione. Dall’altra parte la globalizzazione ci ha messo in contatto con tutte le religioni e non pare possibile che possa essercene una sola autentica. Ma tutto ciò non rimette in discussione il fatto che le persone sono confrontate con i misteri della vita, della morte. Semplicemente, la religione non dà più risposte preconfezionate.

Da molti anni lei promuove questa ricerca del senso... In che cosa consiste il suo percorso, il suo approccio?
Le prime domande sul senso della vita risalgono alla mia prima infanzia, come per tutti i bambini di 4-5 anni: Perché siamo sulla terra? Che cos’è la morte? A 13 anni ho letto Platone, i filosofi greci. Progressivamente ho scoperto il buddismo, la cabala ebraica, il sufismo musulmano... Poi, a 19 anni, ho letto i vangeli. Mi hanno provocato uno shock spirituale, il più importante della mia vita, un incontro con Cristo. In seguito la sintesi si è realizzata naturalmente. Sono un cristiano libero pensatore e, allo stesso tempo, un filosofo universalista. Ma per me non si tratta di sincretismo, sono consapevole di ciò che separa le differenti tradizioni. Ho passato vent’anni a scrivere opere di storia delle religioni prima di dire pubblicamente ciò che penso personalmente.

Erri De Luca, il fascino della parola (Segni dei Tempi RSI La1)

L’Uomo non è soltanto un insieme di geni e di neuroni, ma ha una dimensione interiore

Questa spiritualità molto personale è il futuro della religione?
È una delle vie possibili. Ci sono diversi modi di vivere la propria spiritualità. La si può sviluppare restando in una sola tradizione, in un radicamento comunitario. Non è ciò di cui io ho bisogno. E molte persone sono nella mia stessa situazione. Ho pensato a una sintesi strutturata intorno alla mia fede cristiana. Molti miei lettori non si considerano neppure cristiani, vivono una spiritualità laica, staccata dalle tradizioni, pur nutrendosi di certi loro elementi.

E le chiese in tutto questo?
Non possono restare fossilizzate sui dogmi e sulle norme. Le persone hanno bisogno di senso. Le chiese possono essere luoghi che testimoniano del senso, con un impegno militante, sociale. Le istituzioni religiose si costituiscono dando agli individui la possibilità di pregare insieme, di condividere. Altrimenti sono luoghi di certezze, non servono che a rassicurare. Con il rischio di diventare attrici di cauti ripiegamenti identitari. Possiamo osservare questo meccanismo, oggi. Lo chiamo la “settarizzazione” del religioso. (in La Vie Protestante; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)