La comunità

Quale comunità vuoi visualizzare?

Le campane di Mosul non suonano a Natale

Padre Emanuel Youkhana, sacerdote assiro, si rammarica per il fatto che a Mosul, in Iraq, per il terzo anno consecutivo, le campane non suoneranno a Natale

in  cristianesimo , Medio Oriente , religioni

Le campane di Mosul non suonano a Natale

Padre Youkhana racconta che, a partire dal giugno del 2014, le minoranze religiose presenti nel Paese, come yazidi e cristiani, hanno iniziato a subire spaventose violenze perpetrate dallo Stato islamico, o Daesh in arabo.

Genocidio contro i cristiani
In passato Mosul era uno dei principali centri della cristianità in Iraq ma adesso è di nuovo diventata il centro del genocidio contro i cristiani, dice il religioso. “Sono passati due mesi dalla liberazione”, afferma Youkana, ma rimane l’apprensione per ciò che succederà dopo la definitiva sconfitta militare dell’Isis. “Siamo contenti che le nostre città, da cui migliaia di cristiani erano stati costretti a fuggire, vengano adesso riprese, ma siamo comunque molto preoccupati per ciò che ci aspetta in futuro”, ha detto Youkhana alle Nazioni Unite, a Ginevra, il 12 dicembre.

Dal 2003 il 70% dei cristiani ha lasciato il paese. Ne sono rimasti meno di 250.000

Youkhana, leader dei Cristiani assiri e capo del “Christian Aid Programme Northern Iraq” (CAPNI), è intervenuto il 12 dicembre ad una conferenza stampa e più tardi ad un seminario su un rapporto promosso dal Consiglio ecumenico delle chiese (WCC) e dal Norvegian Church Aid (NCA), membro di ACT Alliance. Il rapporto, reso noto ad Oslo lo scorso 28 novembre, è intitolato “La protezione delle minoranze dalla Siria all’Iraq” ed è stato finanziato dal Ministero degli affari esteri norvegese.

Cristiani liberati dallo Stato islamico (video Segni dei Tempi RSI La1)

Minoranze religiose in Iraq
“Siamo certi che un giorno potremo tornare a casa, nelle nostre città e villaggi. Viviamo di questa speranza”, ha detto padre Youkhana. Molti gruppi religiosi minoritari vivono nel Nord del paese, inclusi cristiani e yazidi. I Cristiani assiri, che costituiscono il gruppo cristiano più numeroso in Iraq, parlano le loro lingue e non si identificano necessariamente come arabi. Di conseguenza guardano a se stessi - e sono visti dagli altri - come un gruppo etnico a sé stante. Gli yazidi per lo più parlano curdo e risiedono in Iraq e nella regione curda dell’Iraq. Dal 2003 la maggior parte dei centri popolati da yazidi è sotto il controllo del Governo regionale curdo, anche se ufficialmente resta sotto la giurisdizione del governo iracheno. Anche se molti yazidi si identificano come curdi, ritengono di essere un gruppo etnico distinto. Hanno subito violenze con l’avvento dell’Isis, ma anche prima, essendo stati “ingiustamente accusati di essere adoratori del diavolo”. Youkhana ha ribadito che i leader cristiani in Iraq sostengono che al novembre del 2016 la presenza cristiana nel paese si attesti ormai a meno di 250.000 persone.

Cristiani nel nord dell'Iraq

Le campane di Mosul non suonano a Natale
Le campane di Mosul non suonano a Natale
Le campane di Mosul non suonano a Natale
Le campane di Mosul non suonano a Natale

Secondo le stime contenute nel rapporto del Consiglio ecumenico, circa il 70% dei cristiani in Iraq hanno lasciato il paese dal 2003 e la maggior parte di coloro che restano sono dispersi nel paese. Youkana ha mostrato delle foto delle distruzioni operate nelle aree abitate dai cristiani, facendo notare le scritte razziste su alcuni muri, lasciate da soldati dell’esercito nazionale iracheno. E ha perfino fatto notare che c’erano sui muri scritte in tedesco, “fatte da jihadisti provenienti dalla Germania”. “Pur essendo contenti che le operazioni militari sono iniziate, speriamo che non vi siano tentativi, da parte dei vincitori, di modificare la demografia dell’area, ha detto padre Youkhana.

Daesh è venuto a sradicarci fisicamente

“Probabilmente non riusciremo a ripristinare la demografia cristiana così come era, ma potremo ripristinare i valori cristiani e aggiungere valore a queste aree”. Youkhana ha poi osservato che intorno a Mosul esistevano numerosi gruppi etnici e religiosi di minoranza: dai cristiani, agli yazidi, agli ebrei; “Vivevano tutti in Iraq, prima dell’avvento degli arabi. Ma di loro non si parla in nessun programma scolastico iracheno. Eravamo stati addirittura dimenticati, prima che il Daesh sia venuto a sradicarci fisicamente. Non voglio che questo si ripeta”. Ha infine raccontato che negli ultimi 100 anni tre generazioni della sua famiglia si sono confrontate con la minaccia del genocidio, prima con gli ottomani, poi dopo la formazione dello stato dell’Iraq nel 1933 e adesso con l’Isis. Peter Prove, direttore della Commissione delle chiese per gli affari internazionali del WCC ha affermato che l’Iraq dovrà affrontare la “prova del nove”, quando saranno finiti i combattimenti per Mosul. “La diversità è il migliore baluardo contro il settarismo”, ha detto. (WCC, trad. it. Luisa Nitti)